Pianga Venere, piangano Amore

Pianga Venere, piangano Amore
e tutti gli uomini gentili:
è morto il passero del mio amore,
morto il passero che il mio amore
amava più degli occhi suoi.
Dolcissimo, la riconosceva
come una bambina la madre,
non si staccava dal suo grembo,
le saltellava intorno
e soltanto per lei cinguettava.
Ora se ne va per quella strada oscura
da cui, giurano, non torna nessuno.
Siate maledette, maledette tenebre
dell’Orco che ogni cosa bella divorate:
una delizia di passero m’avete strappato.
Maledette, passerotto infelice:
ora per te gli occhi, perle del mio amore,
si arrossano un poco, gonfi di pianto.

© copyright 28-12-2001 by Mario Ramous

[lang_it]Questa poesia di Catullo è un epicedio, cioè un epigramma scritto per la morte di un animale (qui il passero di Lesbia) genere tipico della poesia ellenistica.

Lascia un commento




© 2012 iCarmina (v. 0.3 beta)
Credits - Blog